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Appunti tra le vigne
Cultura

Appunti tra le vigne

Silvia AllegriVoci dalla ValpolicellaGenerale
È il re dimenticato della valle, il vino che ha generato l’Amarone e che, oggi, rischia di scomparire all’ombra del suo stesso ‘figlio’. Ma forse i tempi sono maturi per un’inversione di tendenza, in un momento storico di forte crisi del vino rosso strutturato, costoso e impegnativo. Ma dove si va alla ricerca, più che mai, di identità, unicità e tradizioni da riscoprire. Ecco, dunque, a far parlare di sé, il Recioto della Valpolicella, vino dolce ottenuto dall’appassimento delle migliori uve corvina, corvinone e rondinella sulle colline veronesi. Di certo pochi passiti al mondo possono vantare, come questo, una storia millenaria, una complessità unica e un carattere così profondamente legato al proprio territorio. Le origini del Recioto vino vengono fatte risalire all’Acinaticum, un vino ottenuto dalla spremitura di uve disidratate, di cui parla già Plinio il Vecchio nel I secolo dopo Cristo, e successivamente citato anche da Cassiodoro nel IV secolo d.C. Non è dunque un vino qualsiasi: è un pezzo di storia enologica italiana, rimasto pressoché immutato nella sua filosofia produttiva attraverso i secoli. Il nome stesso racconta un’antica pratica contadina. Secondo la tradizione “recioto” deriverebbe da “rècie”, ovvero “orecchie” in dialetto veronese: le ali laterali del grappolo, più esposte al sole e quindi più ricche di zuccheri concentrati, che i vignaioli selezionavano con cura per l’appassimento. Un dettaglio che parla di attenzione artigianale, di selezione manuale, di rispetto per la materia prima. Il servizio completo a pagina 22