
Cronaca
La fontana rinnovata
Silvia Accordini•Valpolicella•Negrar•
Il 26 aprile scorso a Negrar è stata inaugurata la ottocentesca fontana con il leone di S.Marco collocata nella centralissima Via Roma. Nell’occasione è stato ripristinato il flusso dell’acqua che non funzionava più ormai da molti anni. Grande la soddisfazione dell’Amministrazione e dei cittadini di Negrar. Ma qual è la vera storia di questa fontana? Lo chiediamo al Sindaco Rossignoli.
«Questa fontana viene da lontano. Nel 1781, dopo tanti anni di tentativi Negrar ottenne dalla Serenissima il diritto di tenere un mercato settimanale. Dopo poco più di 10 anni, nel 1792 per celebrare l’evento fu costruita nel luogo centrale del borgo, una prima colonna con il leone di S. Marco, quale simbolo di riconoscenza verso la Serenissima per la concessione del mercato. Occorre tener presente che la concessione del mercato settimanale era un fatto molto importante per i negraresi di allora: un borgo di campagna diventava il centro degli scambi commerciali di tutta la valle, per questo la concessione era stata molto avversata dagli altri comuni».
Perché quella prima colonna e quel leone non esistono più?
«Pochi anni dopo, nel 1796 in Italia arrivarono le truppe napoleoniche e il leone venne distrutto: non sappiamo se ad opera dei soldati, o per effetto del provvedimento dei nuovi governanti francesi che decretò la distruzione di tutte le effigi veneziane nei territori della Repubblica. Non sappiamo nemmeno se venne rimosso solo il leone, oppure anche la colonna. Le macerie vennero comunque conservate accanto alla chiesa per un lungo periodo fino a che vennero ricomposte nella piazzetta dietro il Municipio, dove si trovano tuttora».
Quindi la attuale fontana ha preso il posto della precedente colonna di S. Marco?
«Si. Nel 1870, venne commissionata una nuova opera dal Consiglio comunale di Negrar; la costruzione di una fontana, con un adeguato ornamento. Nel 1886 l’opera fu finalmente inaugurata: una fontana sormontata da una colonna con un magnifico leone di S. Marco (un leone andante, come quello del 1792). La fontana diventò presto il centro della vita del paese e tutte le famiglie si approvvigionavano di acqua con i secchi proprio qui: all’interno delle tre conchiglie che formano la fontana si possono ancora vedere i ferri originali che sostenevano i secchi delle popolane».
Quali lavori di restauro sono stati eseguiti?
«Tutte le pietre della costruzione sono state restaurate in profondità e oggi la fontana ha ritrovato lo splendore delle origini. Inoltre, è stato realizzato un collegamento con una nuova sorgente. E’ stato necessario per far tornare l’acqua che era scomparsa da molti anni».
Che significato date a questa inaugurazione?
«Vedendo l’entusiasmo dei cittadini ci siamo resi conto di non aver soltanto inaugurato una fontana, ma di esserci riappropriati di un pezzo della nostra storia, della nostra identità. Auguriamo a tutti noi che questa fontana diventi nuovamente il luogo di incontri di sorrisi e di ricordi che è stata per i negraresi di una volta».
Chi è doveroso ringraziare quindi?
«Prima di tutto per i due enti che hanno finanziato il Comune per la realizzazione di quest’opera, la Regione e l’Ente Bima. Per questo alla inaugurazione abbiamo voluto i consiglieri regionali Elisa De Berti e Filippo Rigo, insieme ai due consiglieri Bima negraresi, Alberto Dalla Costa e Luca Mignolli. Subito dopo, insieme alla ditta Tisato che ha realizzato i lavori, meritano un grande ringraziamento i tecnici comunali che li hanno seguiti passo passo: Sofia Merci e Giorgia Turri».

