
Cronaca
Marano di Valpolicella – Friuli Venezia Giulia. Alpini, testimoni di solidarietà
Redazione L'Altro Giornale•Valpolicella•Marano•
E’ un forte legame quello che unisce il gruppo Alpini di Marano di Valpolicella alla comunità del Friuli Venezia Giulia. Un legame che il sindaco Giuseppe Zardini ha voluto testimoniare gli scorsi 19 e 20 giugno partecipando a Gemona al raduno del 3° Raggruppamento Triveneto.
Sindaco, come e quando nasce il Gruppo Alpini di Marano di Valpolicella?
«Il Gruppo Alpini di Marano rappresenta da quasi cinquant’anni un importante punto di riferimento per la comunità locale. La sua nascita risale al 1976, quando un gruppo di alpini in congedo decise di costituire ufficialmente un’associazione che riunisse coloro che avevano prestato servizio nei reparti alpini e mantenesse vivi i valori di solidarietà, amicizia e servizio alla collettività. Sebbene già nel periodo tra le due guerre mondiali fosse probabilmente presente una realtà alpina a Marano, solo negli anni Settanta maturò la volontà concreta di creare un gruppo autonomo. Dopo numerosi incontri e grazie all’entusiasmo degli ex alpini del paese, il 28 febbraio 1976 venne ufficialmente fondato il Gruppo Alpini di Marano. In quell’occasione furono eletti i primi responsabili dell’associazione, con Enzo Lonardi come primo Capogruppo».
Una data importante per il gruppo è il 12 settembre 1976…
«Pochi mesi dopo la fondazione, il nuovo Gruppo partecipò a un importante evento per il paese: il 12 settembre 1976, insieme ai Combattenti e Reduci, inaugurò il proprio gagliardetto e il nuovo Monumento ai Caduti di Marano. La cerimonia vide una grande partecipazione popolare e rappresentò un momento significativo per tutta la comunità, unita nel ricordo dei caduti e nella valorizzazione dei principi alpini di fraternità, amore per la patria e attaccamento alle tradizioni. Fin dai primi anni di attività, il Gruppo Alpini si distinse per il suo impegno sociale. Con 58 soci fondatori, l’associazione si propose di offrire sostegno alla popolazione, collaborando con le altre realtà del territorio e promuovendo iniziative a favore dei giovani, degli anziani e delle associazioni locali. Le prime riunioni si svolsero in spazi messi a disposizione da alcuni soci, ma ben presto emerse la necessità di avere una sede propria».
Come arrivò l’occasione per esaudire questo desiderio?
«L’occasione arrivò grazie a un gesto di solidarietà nato dopo il devastante terremoto che colpì il Friuli nel 1976. In quell’occasione il Gruppo Alpini di Marano contribuì alla raccolta di aiuti destinati alle frazioni che formano il Comune di Buja. Dieci anni più tardi, in segno di riconoscenza, l’amministrazione di Buja offrì gratuitamente al Gruppo un prefabbricato utilizzato durante l’emergenza post-terremoto. Nel 1985 gli alpini organizzarono una complessa operazione per smontare la struttura in Friuli e trasportarla a Marano. Grazie all’impegno volontario di numerosi soci, artigiani e tecnici, il prefabbricato venne recuperato e trasferito nel paese. Superate le difficoltà burocratiche e tecniche, nel 1986 iniziarono i lavori per la realizzazione della nuova sede nella zona di Campel».
Un progetto a cui collaborarono in molti…
«Il progetto fu sostenuto dall’amministrazione comunale, da enti locali e soprattutto dal lavoro volontario degli alpini. Dopo mesi di impegno e sacrifici, la costruzione della Baita prese forma e nel maggio 1987 la struttura risultò completata nella sua parte essenziale. La nuova sede divenne così il simbolo concreto dello spirito alpino: collaborazione, solidarietà e disponibilità verso gli altri. Ancora oggi la storia del Gruppo Alpini di Marano testimonia come la passione e il volontariato possano trasformarsi in opere durature, capaci di rafforzare il senso di appartenenza e di servizio alla comunità».

