
Voci
«Poche strutture ma si giocava» Sergio Ruzzenente si racconta: come ho portato il rugby in Valpolicella
Sergio Ruzzenente•Voci dalla Valpolicella•Generale•
Il mio amico Adriano Reggiani, con il quale ho giocato al Cus Verona nei primi anni Settanta, mi ha chiesto di raccontare la storia del Valpolicella Rugby, di cui io sono presidente e fondatore, e di come ho portato questo sport in Valpolicella.
Il mio legame col rugby inizia diverso tempo fa, quando ho smesso con il calcio, a cui non riuscivo più a dedicare il tempo che mi richiedeva. Giocavo al Gavagnin, ed era uno sport diverso da come è ora, lo definirei da pionieri, ci univa la passione e nient’altro, fino a che tornando in Valpolicella ho iniziato a creare un gruppo fatto di ragazzi da Castelrotto con cui ci allenavamo insieme.
Non c’erano le strutture adatte, si giocava nei prati, eppure, nonostante queste chiare difficoltà logistiche, mi appassionava in modo smisurato. Poi ci si è spostati in un campo da calcio, c’era chi arrivava dopo lavoro e la cosa che ci univa era il nostro amore per questo sport, anche se era palese che mancasse qualcosa.
Il vero cambio è arrivato quando, sotto mia sollecitazione, il comune ha costruito il campo sportivo, da lì chiaramente si poteva partire con tutt’altro spirito e preparazione. Tutto ciò poi si è evoluto nel tempo fino ad arrivare ad oggi, dove i settori giovanili vengono seguiti in modo professionale, facendo una precisa scelta sugli allenatori e accompagnando i ragazzi con figure che possono tirare fuori il meglio di loro, per esempio i preparatori atletici. E questo fa la differenza, perché se un tempo tanti ragazzi con capacità smettevano di giocare una volta iniziato il lavoro o l’università, ora in tanti cercano di trovare un modo per conciliare le due cose insieme e continuare a giocare. Questa per noi è un’ottima notizia perché i ragazzi sono da sempre stati il nostro motore principale.
L’obiettivo fin dall’inizio di questa avventura, infatti, era quello di far giocare i giovani del posto, non c’erano reali obiettivi sportivi e guardando come si è evoluta la situazione, ora le cose sono cambiate di parecchio, ma unite da un filo conduttore, ovvero la passione per questo sport, ma non solo.
Durante questo tragitto mi sono tolto delle grandi soddisfazioni come la ripetuta vittoria del Trofeo Topolino, che ora si chiama Città di Treviso, una competizione che raggruppa più di cento club, forse a livello prettamente sportivo il risultato che più mi ha riempito il cuore.
Non sempre però i risultati sono stati quelli sperati, anzi in alcuni periodi non arrivavano, ma ciò che mi ha sempre spinto ad andare avanti è il risultato umano, che spesso va messo in primo posto rispetto a quello sportivo, vedere gruppi di persone che si uniscono e si legano tra di loro all’interno del club mi riempie di gioia, sta tutto nel vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.
Un’altra grande soddisfazione che mi ha dato il rugby è stata la possibilità di portare un qualcosa di nuovo e di positivo in Valpolicella, territorio a cui sono molto legato perché dopo un’infanzia passata a Pedemonte, mi sono dovuto spostare per poi tornare nel territorio per motivi lavorativi, e da allora non mi sono mai staccato.
Guardando indietro, vedere dove siamo arrivati mi rende orgoglioso. Il Valpolicella Rugby è nato dalla passione e dalla voglia di stare insieme, e ancora oggi questi restano i valori più importanti. Sapere di aver lasciato qualcosa di positivo ai ragazzi e al territorio è la soddisfazione più grande.

